Una rinascita virtuale
Sudan · Le Monde, Francia
Il museo nazionale del Sudan rivive in un progetto che punta a fermare il traffico delle opere trafugate durante la guerra
Appare come un edificio basso di un ocra chiaro, aperto verso l'esterno con alte vetrate. Sulla facciata ci sono due statue in arenaria alte sette metri, che rappresentano sovrani del regno meroitico (terzo secolo avanti Cristo-quarto dopo Cristo), forse Natakamani e Amanitore, provenienti dal tempio di Tabo sull'isola di Argo.
Ma tutto questo, almeno per ora, si può vedere solo virtualmente. Nella realtà il Museo nazionale del Sudan, con le sue inestimabili collezioni, è stato saccheggiato e depredato dai soldati delle Forze di supporto rapido (Rsf), durante la loro occupazione di Khartoum, dall'aprile 2023 al marzo 2025, preceduta da un pesante bombardamento della capitale.
All'epoca il museo, inaugurato nel 1971 sulle rive del Nilo Azzurro, a pochi passi dal palazzo presidenziale, era chiuso per una ristrutturazione cominciata nel 2019 e interrotta bruscamente dalla partenza precipitosa del personale, in fuga verso il Cairo.
Dietro la facciata
Privata dell'eleganza al tempo stesso arcaica e modernista dell'edificio così come era stato immaginato, la facciata ocra oggi è crivellata da buchi neri, provocati dai colpi delle granate. Si stima che siano stati rubati più di quattromila pezzi dalle sue preziose collezioni, che vanno dall'età preistorica al periodo islamico, passando per l'era cristiana, la civiltà nubiana e il regno di Kush, durante il quale furono costruite le piramidi del Sudan.
Gli archeologi della sezione francese della direzione delle antichità del Sudan (Sfdas) e la direttrice dei musei del Sudan Ikhlas Abdellatif - tutti rimpatriati al Cairo d'urgenza nel corso dell'operazione Sagittaire, condotta dalle forze armate francesi nell'aprile 2023 -, hanno deciso di avviare un progetto di “museo virtuale" online, in cooperazione con il museo del Louvre, con l'Unesco e con l'agenzia Art graphique & Patrimoine (Agp).
Il progetto ha debuttato ufficialmente il 1 gennaio 2026 con una prima fase, in vista di una seconda che sarà lanciata quest'estate.
Concepito come una visita immersiva, il percorso permette di camminare attraverso l'allestimento museografico così come era stato immaginato per la riapertura, e quindi di scoprire le collezioni, ma anche di lottare contro il traffico illegale di beni culturali.
“La questione più importante è stata quella dell'inventario, con un lavoro di ricognizione lungo e complesso", racconta l'archeologa Faïza Drici, capoprogetto per la Sfdas di questo museo virtuale. "